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CAMBIO CASACCA

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CAMBI DI CASACCA E FIBRILLAZIONI POLITICHE
di Roberto Benvenuti 18/12/2020

In questo periodo alle grandi preoccupazioni per l'andamento del contagio si uniscono le preoccupazioni politiche per la stabilità del governo, giornalmente alle prese con le difficoltà di tenere insieme le forze parlamentari della propria maggioranza. 

Per capire meglio questa situazione dobbbiamo ricordare com'è adesso configurato il Parlamento (a due anni e mezzo dalle elezioni del 2018) e qual è la composizione dei Gruppi parlamentari. Infatti, il fenomeno conosciuto come "cambio di casacca" ha già modificato in modo sostanziale la fisionomia del Parlamento.
Questo fenomeno, pur essendo compatibile con il nostro dettato costituzionale, negli ultimi tempi ha raggiunto dimensioni rilevanti che impattano sulla stessa formazione delle maggioranze e quindi anche sulla stabilità dei governi.
Basti pensare che dall’inizio di questa legislatura, fra Camera e Senato, ben 110 parlamentari su 975 (pari a 11,3 %) hanno cambiato gruppo parlamentare. Vediamo i dettagli aggiornati al 4 ottobre 2020 usando come fonte l’articolo di Elisa Gambarini del 5/10/2020, apparso sul sito YouTrend e ripreso da diversi quotidiani nazionali.

Camera CambioCasacca Icambio di casacca più rilevante riguarda il Partito Democratico interessato al 31/12/2019 dalla scissione di Italia Viva, che ha visto ben 25 Deputati del PD cambiare Partito/Gruppo (il 22,5% dei 111 eletti). 

Anche il M5s perde 24 deputati, ma, mentre i Cinquestelle, tra abbandoni ed espulsioni, scontano il difficile passaggio dall’opposizione al governo, da movimento a partito adulto, alla base della cura dimagrante del PD c’è un’operazione politica di palazzo compiuta da Matteo Renzi che, a metà legislatura, ha cambiato la composizione politica del parlamento, introducendo un nuovo partito (Italia Viva) non presente nella competizione elettorale del 2018.
Stesse considerazioni per il Senato: il PD guida la classifica con 17 senatori che hanno cambiato casacca, di cui 14 aderiscono alla scissione di Italia Viva (14 senatori sono il 27% dei 52 eletti).
Segue l'altra grande migrazione riguardante il Movimento 5 Stelle che perde 14 Senatori in buona parte migrati verso il Gruppo Misto (nota: dopo il 4 ottobre, ne perde altri 3 raggiungendo la quota di 17 “transfughi” ex aequo con il PD).
Dalle 2 tabelle si evince che FdI e in misura minore la Lega e sono rimasti relativamente indenni rispetto al fenomeno dei cambiacasacca.

Senato CambioCasaccaCerto, viviamo in uno stato costituzionale in cui l'articolo 67 recita: "Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” e il fenomeno del cambio di casacca non è per niente nuovo, perché si ripresenta puntuale in ogni legislatura (basti pensare al fenomeno “Alfano” nella precedente legislatura).
E’ però innegabile che un divario troppo forte fra la composizione parlamentare e il risultato elettorale originario crei condizioni di grande difficoltà nella nostra democrazia rappresentativa che, in questa legislatura, vede intrecciarsi tre fattori:
            1) La scissione parlamentare di Renzi con Italia Viva 
            2) La fibrillazione nel Movimento Cinquestelle e il suo ridimensionamento nel paese
            3) Il declino di Berlusconi e del suo partito personale
Si tratta di tre eventi con motivazioni molto diverse fra loro che però rendono politicamente difficile “tenere insieme le forze parlamentari”. Basti pensare che il Gruppo Misto (cioè il gruppo dei senza Partito) adesso conti 46 Deputati e 26 Senatori e rappresenti per dimensione il quinto “Partito” nel nostro parlamento.
Sono stati fatti tentativi di limitare/contrastare il fenomeno (vedi le pesanti regole interne adottate dal M5S per chi lascia il Gruppo) che però non hanno ottenuto risultati tangibili.

Non si tratta chiaramente di mettere in discussione il diritto di ciascun parlamentare di dissentire dalle indicazioni del proprio Gruppo/Partito, o in casi estremi, di uscire dal Gruppo (es. passando al Gruppo misto), ma del trasformismo politico che porta molti (troppi) eletti a cambiare Partito/Gruppo nel corso della legislatura, stracciando quindi il rapporto di fiducia contratto al momento del voto con il proprio elettorato.
Per chiarire il concetto proviamo a invertire i ruoli elettori/eletti: è come se io elettore cambiando, dopo il voto, la mia opinione politica potessi togliere la delega al Gruppo/Partito eletto e spostarla su altri Gruppi/Partiti modificando continuamente la composizione del Parlamento.

Mi sembra che l’instabilità politica che queste migrazioni generano e la fatica immensa per tenere insieme una maggioranza parlamentare per i tempi della legislatura sia l’altra faccia della medaglia che assicura alla figura del parlamentare l’assenza di ogni vincolo.
Devo confessare che, dopo tanti anni di militanza, queste due facce della medaglia mi sembrano non più equilibrate e il prezzo d’instabilità/precarietà istituzionale che il paese deve pagare, per mantenere senza alcun vincolo gli eletti in parlamento, mi sembra oggi troppo alto.
La costituzione ha stabilito dei principi condivisi ma sta ai regolamenti parlamentari renderli attuali e lo spregiudicato trasformismo politico, che non era certo nella mente dei padri fondatori, avrebbe già dovuto trovare regole per contrastarlo/reprimerlo e dico questo con l’amaro in bocca perché i protagonisti di questa rottura del rapporto fiduciario verso i propri elettori sono stati eletti, in massima parte, nelle file del mio partito.

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